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Villa Gherardi Del Testa

Villa Gherardi Del Testa

 

All’inizio del paese di Terricciola è situata la villa Gherardi Del Testa dimora di campagna della nobile famiglia pisana. Fu costruita nel 1660 dal frate Sebastiano Gherardi, come si rileva dall´epigrafe posta sulla facciata. In questa abitazione nel 1814 nacque Tommaso Gherardi Del Testa, divenuto poi un commediografo famoso. Nel corso del tempo l’edificio è stato sottoposto a varie modifiche strutturali, tra le quali rilevante è stata quella della seconda metà del ‘700 con la costruzione di un ampio voltone a sesto ribassato che mette in comunicazione lo spazio antistante la cappella con il piazzale posteriore che si affaccia sul bosco. L’ultimo intervento sostanziale risale tuttavia al 1883, quando fu aggiunto un corpo di fabbrica sul lato sinistro della villa. Oggi la struttura presenta un assetto organico anche da un punto di vista paesaggistico, con a levante un giardino terrazzato e a ponente un giardino ottocentesco. Passando alla descrizione degli interni, il salone è riccamente decorato con stucchi, affreschi e architetture in trompe-l’œil. I sovrapporta sono dipinti con scene campestri all’interno di ovali, mentre ai lati vi sono cartigli e puttini. La decorazione delle strutture lignee del soffitto rappresenta invece un’ambientazione urbana di fantasia. Nella parte ottocentesca le sale sono decorate a tempera con motivi dell’epoca.

Tommaso Gherardi Del Testa nacque a Terricciola  il 29 agosto 1814, da Giuseppe, cavaliere e ufficiale napoleonico, e da Rosalba Taddei di Volterra. Non si hanno molte notizie sulla vita privata del Gherardi che l'attitudine per la poesia, l'arte e il teatro portò, già all'età di 14 anni, a scrivere piacevoli sestine (Castità). Costretto a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell'Ateneo pisano, durante la permanenza in città poté assistere a numerosi spettacoli teatrali e maturare così una coscienza artistica che, spingendolo ad appassionarsi per Walter Scott e per Carlo Goldoni, gli faceva respingere una produzione coeva giudicata troppo lontana dai modelli popolari e realistici. Scriveva infatti al poeta F. Barattani: "l'udire persone del volgo […] parlare in versi […] fino al sublime, allontana troppo dal vero" (Pariset, p. 109).Nel febbraio 1834, tre anni dopo la morte del padre, il Gherardi. conseguì la laurea e nel 1837 entrò nel Collegio degli avvocati toscani per esordire poi nel foro fiorentino (1839). Ben presto però l'amore per il teatro ebbe il sopravvento sull'attività professionale e fu ripagato con il successo che ottenne a Pisa nel 1844 la rappresentazione della sua opera prima: Una folle ambizione. Paradossalmente il favore del pubblico fu tale che alcuni suoi scherzi (Il creatore e il suo mondo, Il fallimento del papa, Il Vaticano) furono attribuiti, per la grazia della lingua e la scorrevolezza dei versi, al ben più famoso G. Giusti.il 29 maggio, con la sconfitta del suo battaglione a Curtatone, fu ferito e catturato dagli Austriaci. Tenuto prigioniero, scrisse un componimento poetico Alle donne di Mantova e al ritorno in patria riprese l'attività di commediografo e le consuetudini familiari, fissando la residenza a Pistoia, nella villa La Torricella, allontanandosene per il carnevale, quando si recava a Firenze, o per l'estate, che trascorreva a Livorno.Gli anni Cinquanta e Sessanta imposero il Gherardi come uno degli autori più ambiti dalle maggiori compagnie teatrali e dagli attori più celebri. Compose per Adelaide Ristori Il regno di Adelaide e fu nominato socio onorario di molte accademie filodrammatiche. Nel 1856, benché toscano, conseguì la medaglia d'oro quale miglior autore drammatico nello Stato pontificio con Il padiglione delle mortelle. Nel 1861 vinse il concorso drammatico governativo presentando Egoismo e buon cuore e nel 1863 ottenne la cittadinanza onoraria di San Marino. Nello stesso anno, conseguì il primo premio al concorso governativo con Il vero blasone, considerata dai critici una delle migliori sue opere insieme con Le scimmie, Le coscienze elastiche, Il sistema di Giorgio, La carità pelosa, La vita nuova, Casa Palchetti e Vita nuovissima.La produzione drammaturgica del Gherardi, ricca e capace di toccare anche altri generi oltre quello teatrale (la poesia e il racconto), può essere divisa in due periodi. Fino ai primi anni Cinquanta le sue opere sono caratterizzate da contenuti leggeri e una struttura in 2 o 3 atti, ove si snodano storie minute, volte a mettere in risalto le debolezze della borghesia granducale. Dalla seconda metà degli anni Cinquanta, adottato completamente il modello goldoniano, i testi si rivestono di contenuti più spiccatamente sociali e di intenti pedagogici e la struttura si sviluppa in 4 o 5 atti secondo il registro narrativo dello scherzo comico, che confluisce nel genere del proverbio. Le opere di quest'ultimo periodo si muovono ancora nell'ambito ristretto della piccola borghesia toscana, ma i contenuti, giocondi e ilari, nascondono riflessioni più alte, di natura politica o morale, tese a evidenziare la complessità della realtà quotidiana. Nella sua produzione, vivacizzata dal ricorso alla parlata toscana, il Gherardi. tentò anche l'esperimento della maschera (Il brillante), apparendo però meno ispirato e incisivo che nelle commedie, dove meglio risaltò il ruolo da lui avuto nella formazione del teatro italiano di metà Ottocento. Come notava F. Martini, "per trovar un dialogo come il suo, sobrio fluido festivo, bisogna risalire al Goldoni" (Martini, 1897, pp. 401 s.).Scrittore dotato di buone qualità comunicative, il Gherardi si fece conoscere e apprezzare anche come giornalista, collaborando sin dalla metà degli anni Quaranta con molte testate, quali, tra le altre, La Settimana illustrata, il Genio, Cronaca popolare, L'Illustrazione, La Vedetta e La Speranza (ove interveniva con lo pseudonimo di Aldo). Alcune sue commedie, inoltre, vennero pubblicate su La Rivista. Una raccolta di sue commedie fu pubblicata in quattro volumi, con il titolo Teatro comico (Firenze 1856-83).Tommaso Gherardi Del Testa,che sul finire dei suoi anni si era stabilito presso la sorella Anna, morì a Pistoia il 12 ottobre 1881.Molti giornali diedero risalto a tale perdita. La Vedetta uscì con la prima pagina dedicata al suo ricordo. Analogamente fecero La Nazione e La Gazzetta di Pistoia, mentre Il Popolo pistoiese gli dedicava un intero supplemento. Nel 1897 una solenne cerimonia lo ricordò a quanti lo avevano ammirato. Notizie di una commemorazione per il cinquantenario della sua scomparsa sono rintracciabili su Il Messaggero (14 ottobre 1930) e su Il Telegrafo (27 gennaio 1931). Dizionario Biografico Treccani.

Anna Gherardi Del Testa Corsini Nata a Terricciola nel 1809 da Giuseppe Gherardi Del Testa e Rosa Taddei, morta nel 1883, conosciuta come Anna Corsini , dal cognome del marito, è presentata come modello perfetto di donna, secondo le aspettative tipiche del secolo XIX. Egregia donna,coltissima,avvenente e gentile, sebbene ampiamente dotata di rare virtù e fornita di profondo sapere  fu umile, affabile e benigna con chicchessia. All'eta di otto anni viene affidata ad un educando, qui le vennero impartite un'educazione e un'istruzione fiacche , all'età di diciotto anni ne uscì timida e pallida , trepidante nell'aspetto e nelle idee. Tornata in famiglia ebbe la fortuna di partecipare alle lezioni che venivano impartite al fratello Tommaso e che le servirono da guida negli studi e nelle letture che intraprese da sola. La sua pur inadeguata preparazione culturale le darà modo, ancora giovanissima, di provvedere al proprio sostentamento, quando, morto il padre, si ritroverà nella necessità di dare aiuto alla famiglia.Decide di dedicarsi all'insegnamento dando lezioni di italiano, francese, storia, geografia e lavori femminili nel conservatorio di San Giovanni battista in Pistoia, dopo l'arresto del marito Paolo Corsini, patriota, accetta nel 1851 di assumere l'incarico di Ispettrice nell'Istituto Femminile delle Peschiere in Genova. Anna Corsini era sensibile al richiamo eroico-romantico di amore per la patria, di sacrifici per la sua affermazione, lo testimoniano le memorie che scrive negli anni 1847/48/49. La sua preoccupazione per il fratello Tommaso, impegnato con altri amici patrioti pistoiesi sul campo di Curtatone e Montanara, e la desolazione per l'arresto del marito non riescono ad abbattere il suo carattere forte e si dichiara "eroicamente" pronta per l'indipendenza d'Italia. Nei suoi scritti si ritrova l'utilizzo del suo lavoro di educatrice come strumento di emancipazione e partecipazione alla realtà sociale e politica del suo tempo. Fu naturalmente sua cura suscitare nelle giovani allieve quell'entusiasmo patriottico che l'accomunava alle fondatrici stesse dell'Istituto. Nel racconto " Le esuli" fa notare ad una delle protagoniste quelli che erano gli obiettivi del suo programma pedagogico . E ancora nei consigli educativi vuole rivelare un approccio moderno alle varie discipline. Anna chiede aiuto alla natura , alla sua bellezza e tranquillità per uscire da uno stato di intensa sofferenza in cui si trova. Furono anni intensi quelli passati all'Istituto delle Peschiere, felici per l'affetto che le dimostravano le allieve e alcune delle fondatrici, per l'amicizia con patrioti pistoiesi difficili per i contrasti che sorsero e che le fecero scrivere nell'ottobre del 1854, quando stava per lasciare il suo incarico di ispettrice : " Quanti disinganni ho avuto, quanto differentemente intendo l'educazione". I momenti passati con le allieve li imprime su carta e sono le sue parole più fresche e leggere, insieme a quelle che descrivono il paesaggio Genovese, accumulate dallo stato di grazia di un periodo importante e fecondo della sua vita. Fonte Luciana Tufani Editrice. www.tufani.net 

ANNA CORSINI GHERARDI DEL TESTA, VERSI E PROSE DI ANNA CORSINI A CURA DEI NIPOTI, FIRENZE BARBERA 1902

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