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Cari genitori, per Natale non regalate tecnologia

Cari genitori, per Natale non regalate tecnologia

15-12-2015   

Cari genitori, per Natale non regalate ai vostri figli tecnologia.

Date il vostro contributo per liberarli da questa dilagante dipendenza. La maggioranza dei bambini possiede uno smartphone, come il 90% dei preadolescenti. I più giovani passano una media di 7 ore e mezza al giorno su whatsapp. È in atto una rivoluzione antropologica e qualcuno fa ancora finta di non accorgersene o pensa che sia il prezzo del progresso.

I nativi di Facebook ormai si stanno abituando a usare sempre meno i loro apparati sensoriali. Il tatto non serve per giocare su una tastiera, basta una nuova penna tecnologica per scrivere su uno schermo. Difficile assaggiare un tablet per dire di che gusto sa. L'udito è stato selezionato in milioni di anni per ascoltare orchestre, fruscii di un campo di grano, il rombo di una tempesta, non per connettersi con microscopici auricolari. Un telefonino o un personal computer non odorano, eppure i nostri nasi sono sviluppati per riconoscere profumi sopraffini o farci allontanare da orribili puzze. Milioni di ragazzi sono nati e cresciuti guardando a 30 centimetri, non l'infinito di un cielo o di un mare. Come potranno diventare cacciatori di orizzonti se la loro vista si è tarata su un mondo così banalmente vicino, come potranno osare l'ignoto se è tutto così a portata dalle loro mani?

Eppure continuo a incontrare genitori e insegnanti che mi descrivono bambini e adolescenti perennemente connessi, dunque avulsi da qualsiasi mondo affettivo ed emotivo. Piccole monadi chiuse in una sorta di autismo sensoriale. Come potranno crescere esperti di conversazioni se l'unico loro cimento è riassunto in un sms o in un tweet? Come potranno godere, amare, gioire se permettiamo che la loro creatività e immaginazione sia contenuta in un mondo assolutamente virtuale. Perché compriamo loro strumenti per isolarsi da tutto e da tutti? Pensiamo di proteggerli, di salvarli da un mondo cattivo? Non ci rendiamo conto che così cresceranno soltanto più fragili e ricattabili?

Natale e le sue feste rappresentano una grande occasione, una sfida se si vuole. Basterebbe per dimostrare ai più giovani che non tutti gli adulti sono uguali, non tutti asserviti ad una prepotente teocrazia tecnologica. Il mio non vuole essere un grido nostalgico, non credo di essere un oscurantista, anch'io ho un telefonino e invio le mie mail, ma il punto non è questo. La questione è quanto la tecnologia sta imbrigliando le nostre libere scelte, costringendoci e vivere dipendentemente da essa e lo sarà sempre di più, perché nei dintorni della Silicon Valley hanno già deciso come dovrà essere la nostra quotidianità prossima ventura. E non sono quattro informatici malvagi, ma le migliori intelligenze pagate con i migliori finanziamenti.

Non si tratta di fare una crociata, di essere "contro" la tecnologia, ma di essere attenti e critici su ciò che sta accadendo ai dettagli della quotidianità dei nostri figli. Possibile cenare senza che ognuno in famiglia si porti il proprio device a tavola? È possibile ancora telefonare e sentire una voce, ovvero l'emozione di quella voce, senza dover scegliere un più facile e codardo messaggino su whatsapp? Fate una prova per Natale, una scommessa di libertà: insegnate ai vostri figli ad essere soprattutto, e prima di tutto, liberi.

Paolo Crepet 

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